Le recensioni sugli Psychos

Ringraziamo le fonti:Rock Garage, Music Map, Musical News, SuffisCore, Indie Per Cui, Rock & Metal In My Blood, Suoni Distorti Magazine, Rock Metal Essence,Italia di Metallo

SuffisCore: Recensione Dritto al Cuore

Giunti al terzo album – dopo gli autoprodotti 'Ricordi' e 'Sol#' - i senesi osano un po' di più aggiungendo alle influenze classic rock delle tastiere che arricchiscono le trame strumentali. La loro proposta rimane in ogni caso molto semplice e immediata con il cantato in italiano che, oltre a ricordare certe cose dei Timoria o degli Anhima, la rende ancora più fruibile. Andy Romi ha saputo gestire il timore di sbagliare e l'entusiasmo per la prima release a potere vantare una distribuzione professionale scrivendo testi funzionali come 'Dritto Al Cuore', 'Sesso E Tequila' e 'Creata Da Un Dio'. A penalizzare l'album è senza dubbio la produzione poco competitiva; per dare spazio a chitarra e voce è stato limitato troppo il basso e il suono di batteria non "spacca" come dovrebbe. Un pezzo aggressivo come 'Pretendere', per esempio, avrebbe potuto essere esaltato maggiormente. Sorprendono in positivo invece 'Ready To Rock', un singolo che meriterebbe un po' di airplay, e 'Senza Nome' che trasuda una spontaneità contagiosa. Personalmente avrei evitato la cover de 'Il Cielo In Una Stanza' e puntato su un altro inedito per irrobustire in maniera ulteriore un full lenght già sostanzioso.

RockGarage: Recensione Dritto al Cuore

Mi metto all'ascolto della terza fatica dei Psychos, energico trio toscano, con un pizzico di curiosità. La loro musica è da definirsi hard rock, anche se, già dalle prime note di questo nuovo full lenght, intitolato Dritto Al Cuore, emergono evidenti rimandi al prog nostrano, grazie ad una tastiera molto presente e cambi di tempo articolati. Dopo un intro strumentale, è la volta di Ready To Rock, che di fatto è la prima traccia del disco: si tratta di una song dinamica dove vengono a galla richiami AOR, di stampo americano. Con la successiva, Nuovo Atto, sono sempre più convinto: i Psychos non hanno mai voluto abbandonare il rock nostrano, quello degli anni 70. Puzzle, è sicuramente tra le canzoni migliori dell'album, un brano flessibile, dove non mancano turnover e chorus di chiara interpretazione. Riguardo la produzione, avrei preferito una batteria in maggior evidenza, a tratti infatti, rullante e cassa tendono a sparire, sotto le note di chitarra e voce, concetto questo, tanto caro agli anni 80. La title track Dritto Al Cuore conferma la tendenza del combo toscano, quella tendenza ruvida, espressiva e vivace. Un Posto In Paradiso invece è una delle song più hard rock, grazie anche al ruolo della tastiera, in maggiore evidenza rispetto alle tracce precedenti, non chiedetemi perché ma, il nome a cui mi sento di accostare i nostri è quello dei Vanadium, band storica, capitanata dall'amico Pino Scotto. Sono a metà album, quando mi accorgo che c'è spazio anche per temi svenevoli, Una Notte Sola è un brano ricco di pathos e sentimento, che non fa sfigurare la band, anzi aggiunge punti all'intero disco. Si ritorna al rock più genuino, Sesso E Tequila e Creata Da Un Dio, vanno ad alimentare il fuoco del platter, alzando l'asticella del gusto melodico. Con Pretendere scopro un'altra sfumatura della band, il colore è nero, accostamento naturale al metal, impazza un riff granitico e un solos a metà song, di matrice heavy. Cosa dovrò aspettarmi dal prossimo brano, ancora una sorpresa, una cover davvero curiosa, rivisitata in chiave Psychos, in chiave rock: Il Cielo In Una Stanza di Gino Paoli. Una marcia militare mi introduce all'interno di Senza Nome, una delle mie preferite, dove percepisco meno allegria e disinvoltura, sia nel riff principale che nelle voci, come se la band si calasse per un attimo in un dramma di base. Sono al termine di questa nuova fatica in casa Psychos, si chiude con una versione della title track, in versione acustica. Dritto Al Cuore è un buon disco, specie per chi ama l'hard rock autentico, spontaneo, che strizza l'occhio a sonorità oltreoceano, ma che ha preso in eredità la buona musica di casa nostra, quella di qualche anno indietro. In alto il nostro saluto!

MusicMap: Recensione Dritto al Cuore

Nati nel 2010, e giunti al 3° album, dopo "Ricordi" del 2011 e "Sol#" del 2013 (entrambi autoprodotti), i toscani Psychos (gente che non si piglia troppo sul serio, come le foto del bell'artwork mostrano compiutamente) stavolta colpiscono al cuore, come il centrato titolo dell'opera illustra già. Il leader Andy Romi (riconoscibile nei videoclip della band per la folta chioma anni '70, alla Lynyrd Skynyrd per intenderci) anche stavolta ha ideato e prodotto ogni singola nota ed ogni singolo passaggio testuale del disco, ben supportato dal bassista Giulio Bizzarri (nella band sin dalla sua nascita) e dal nuovo batterista Isandro Bigazzi. Trattasi di hard rock, parecchio in odore di seventies (come la chioma di cui sopra), più o meno su territori a-la Deep Purple, Boston e (soprattutto) Rainbow: se date un ascolto a "Sesso e tequila", primo singolo tratto dall'album (corredato anche da un bel video che potete godervi in rete), troverete proprio atmosfere che ricordano "Since You've Been Gone" della band di Ritchie Blackmore e Ronnie James Dio. Per la prima volta il gruppo è approdato ad una label, l'ottima Vrec (con distribuzione Audioglobe), ma il piglio e la baldanza dell'ensemble senese è rimasto tale e quale, in questi 12 brani inediti (+ una reprise), cantati totalmente in italiano, e che, alla confermata irruenza, associano però stavolta una pulizia ed una ricercatezza di suoni che difettava un po' nelle precedenti esperienze. Oltre al sunnominato singolo, alla title track ed alla suadente "Una notte sola", degna di nota è soprattutto la stravolta cover de "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli che, dopo il trattamento di Andy e compagni, diviene addirittura un pezzo prog rock. Il giudizio totale non può che essere positivo, per una band che pare davvero pronta al grande salto verso la definitiva notorietà. (Andrea Rossi)

Rock Metal Essence: Recensione Dritto al Cuore

Il terzo album della rock band senese degli Psychos è intitolato Dritto al cuore (Vrec/Audioglobe) ed è uscito nei negozi nel novembre 2015. Formato di 12 brani inediti e una reprise, il disco è stato composto dal leader, voce e chitarrista della band Andy Romi, utilizzando un cantato in lingua italiana che ben si adatta a basi strumentali in stile hard rock anni settanta. Vicino ai primi Timoria tanto quanto a realtà internazionali come Deep Purple, Led Zeppelin o Rainbow, il platter presenta una buona combo di tracce, che compongono una tracklist avvincente e di piacevole ascolto, forte della giusta energia e della giusta grinta per emergere e farsi notare. Peccato soltanto che la produzione risulti un po' troppo casereccia e incapace di dare il giusto dinamismo e la giusta scossa ad alcune canzoni un po' sotto la media, la cui resa sicuramente verrà giudicata migliore in sede live piuttosto che in studio. Infine buona la tecnica dei musicisti, con particolare rilievo alle chitarre, ed efficace anche il cantato del leader Romi, intonato ed espressivo. Se la title track Dritto al Cuore è la vera hit simbolo di questo prodotto discografico, altrettanto bene in termini di songwriting fanno il singolo Sesso e tequila e Creata da un dio, tracce che alimentano il fuoco del platter, elevandone il gusto melodico del suo tratto centrale. In generale il livello compessivo dell'opera si mantiene comunque medio-alto e indifferentemente convincente, fatto questo che mi spinge a consigliare l'ascolto del disco agli amanti del rock settantiano cantato in lingua italiana, ma anche a chi ha piacere di sentire un po' di rock underground maturo e di indubbia qualità. Ben fatto ragazzi!

Musical News: Recensione Dritto al Cuore

Psychos – Dritto al cuore (VRec./Audioglobe, 2015) di Gianni Della Cioppa Che bella sorpresa il terzo album dei senesi Pychos. Messe da parte certe ingenuità del passato, sfoggiano un attraente hard rock anni '70, addobbato di testi di vita vissuta, ma anche ironici. E la cosa funziona a meraviglia. Fermi da qualche anno, per i classici problemi di formazione, gli Psychos sono tornati con questo terzo album su VRec, che segue due lavori autoprodotti. Le coordinate sono le medesime: hard rock anni '70, irrorato di tastiere, che diversificano le sequenze melodiche. Con queste caratteristiche i dodici brani di "Dritto al cuore", mostrano un notevole passo in avanti, rispetto al passato, in termini di scrittura e produzione. Dopo "Intro (in 7)", ecco la freschezza di "Ready to rock", "Nuovo atto", la riottosa "Puzzle", e una "Pretendere" dal piglio metal, canzoni che conquistano sin dal primo ascolto, dominate da ritornelli irresistibili, suonate con una buona tecnica, sui cui Romi indovina cantati irriverenti, penso anche al singolo "Sesso e Tequila", accompagnato da un videoclip che merita il vostro tempo. Il brano che intitola il disco (che in chiusura è riletto in una versione "reprise"), ha un riff catalizzante, che chiama in causa certo rock inglese classico, ma l'intero disco è un contenitore di coinvolgente hard rock. Tuttavia, restando in Italia, non immaginatevi un'imitazione dei Timoria e discendenti, piuttosto una versione mediterranea dei Rainbow anni '80, con il dovuto rispetto e le giuste distanze. Se poi volete capire fino in fondo la sfrontatezza degli Psychos, eccovi servito "Il cielo in una stanza", il classico di Gino paoli, trasformato in un hard rock con inserti punk e persino prog. Da ascoltare e riascoltare.

Indie Per Cui: Recensione Dritto al Cuore

PSYCHOS – Diritto al cuore by Antonio Bacciocchi · 21/12/2015 Terzo album per la band senese che amalgama energie confluite per dar sfogo e sfoggio di un'essenza vitale racchiusa in questa musica, un puro bisogno di nutrirsi di passioni primordiali, racchiuse nello scrigno dellanostra memoria, ma pronte ad uscire ogni qualvolta ci sia la possibilità. Testi in italiano che si accavallano a melodie hard rock a cavallo tra i '70 e gli '80 per un gusto quasi classico, dal sapore certamente usuale, ma ricco e pieno di capacità espressiva, quella capacità nascosta e celata che scorre nelle nostre vene come acqua di un fiume sempre in piena. Ecco allora che i testi rimandano alla schiettezza già citata con un singolo Sesso e Tequila che raggiunge, mantenendo le promesse, un picco di emotività primitiva per scorrere poi e lasciare spazio ad altre e ulteriori tracce penetranti che si fanno vere fino a quella ripresa di Dritto al cuore: parte vitale, ricordo di una musica senza età. Un disco che è anche un puzzle narrativo, un album che si mantiene in forma e calpesta la strada grazie a chitarre roboanti, affilate e di sicuro effetto, segno di un tempo che non c'è più, ma pronto a conquistare i cuori di chi quella musica, in quegli anni, l'ha vissuta in prima persona.

RadioCoop: Recensione Dritto al Cuore

La band senese "sfida" un genere difficile da interpretare in lingua nostrana come l'hard rock di stampo anni 70/80 (caro a band come Rainbow, Gotthard o ai più attuali Darkness) ma riesce a vincere a mani basse, grazie ad una tecnica invidiabile, una grande capacità di arrangiare alla perfezione un sound non facilmente malleabile. Valga per tutto la sorprendente versione di "Un cielo in una stanza" di Gino Paoli (giocando anche con i tempi dispari). Non mancano melodia, momenti divertenti e goliardici, lunghi assoli di chitarra, come si conviene al genere. Ottimo.

Rock & Metal In My Blood: Recensione Sol#

Ecco l'esempio concreto di come il desiderio di riportare la radiosità degli anni 70/80 trova azione opulenta tese sino ai giorni nostri, una bramosia quella di assaporare la magia fresca e genuina che ha contraddistinto quel ventennio tra pionieri di un sound ancora inesplorato e geni della musica che ne cambiarono le connotazioni. L'ambizione per quel periodo musicale è esplicata quasi fosse un rituale anancastico dalla qui presente band tutta italiana a nome Psychos, alla ricerca di un piacere procuratosi con sacrifici, gaudio mai assopito dinanzi alle avversità che il panorama underground mascherava e maschera. In tutto quest'agglomerato si fa luce la figura artistica di tale Andy Romi (chitarra - voce), personaggio di un certo spessore nell'ambiente sienese che sin da piccolo ha offerto tempo e sudore alla causa musica rilanciando la sua passione rock un po' particolare, proseguendo il discorso con la sua precedente band Pindarika dedita a un tosto hard rock. Nel 2010, l'unione con altri numi della scena quali il chitarrista Manuel Conti che in seguito lascerà la band, il bassista Giulio Bizzarri e il batterista Luca Di Stefano fa sì che la proposta prende aspetto sfornando nel 2011 il primo cd intitolato Ricordi, l'esperienza live non si arresta, la partecipazione a vari concorsi e festival non di poco conto, rafforzano la massa ossea e nel 2012 propongono l'attuale secondo full lenght targato "Sol #" e anche in questo caso, registrato in proprio nello studio di Andy; è bene precisare che come in un albero genealogico vige l'hard rock in cima al programma che si dirama in svariati scali affini al classico rock italiano con medesimo cantato, una base solida su cui saranno impostate influenze progressive in stile Le Orme, spifferi che riportano alla mente i primissimi Pooh e come la stessa band puntualizza, strascichi degli Stadio affiorano tranquillamente, una forma di beat rock ricca d'influenze che tengono alto l'importanza del canto, punto cardine dell'intero lavoro con l'esaltazione chitarristica che sgorga a fiumi. Mi rendo conto che qualcuno avrà storto il naso di fronte alla panoramica sonora, ma Andy è riuscito a concretare un progetto personale che va rivolto sopratutto agli open mind e a chi apprezza certi suoni dal flavour seventies. L'artwork risalta giust'appunto l'attaccamento musicale evidenziando lo spartito con tanto di note protette e accudite dalle tre sagome in ombra dei nostri autori ricordandomi "Down on the Upside" dei Soundgarden, come tre templari essi custodiscono il tesoro, la fonte che irradia lo spirito, la formula per la pace dei sensi salvaguardate da una barriera sonica continuamente alimentata dagli strumenti, distanziando ogni pericolo di sorta, un Sol eretto a imperatore, elemento fondamentale della musica omaggiato in maniera poetica e struggente da taluni lumi sacri come Remo Giazotto, famoso compositore che riassesta "Adagio in Sol minore" riconducibile a Tomaso Albinoni. I testi seguono storie a sé incentrando versi sul romanticismo, profondi brividi così svelati che rimarcano una facciata di dolore di fondo chiamando in causa diversi elementi naturali a incorniciarne ogni contesto, non poteva mancare la stima per il rock ripetutamente idolatrata e quelle frecciate scoccate con stizza per tutti i benpensanti, per coloro di facili giudizi. La carne al fuoco è tanta ed è giusto spingerci ancora oltre analizzando attentamente i dieci brani presenti che partono col primo pezzo forte e mia preferita "Sol # Minore", una vera sorpresa da imprimersi nel cervello e non uscire per giorni e settimane, un ottimo esempio di rispettosa musica in cui le rime baciate del ritornello rubano la scena e catturano l'attenzione, l'avvio pacato di acustica assume pian piano vigore, la voce di Andy si stampa senza timore confabulando un fantastico leit motiv da cantare in coro, anthemica e sognante addolcisce lo stato d'animo ma è nell'intermezzo che si scapoccia, quando calcano l'acceleratore e si cavalca alla grande tra inserti di sonorità hammond prima e assoli funambolici di chitarra elettrica dopo, che divampano e accecano senza controllo... nulla di strano se si vedrebbe incastonata in qualche charts, rimango sorpreso. La moderata "Tutto o Niente" si affaccia a testa alta, il muro sonoro elargisce strofe energiche, le liriche di protesta su chi è sempre pronto a scoraggiare il prossimo trovano una vincente collocazione ma aimè, il chorus falcia tutto il buon operato risultando quasi estraneo alla struttura , un piccolo neo che condiziona la buona riuscita finale, un peccato perchè rimbalza subito zoppicante al primo ascolto. Finalmente ci pensa la prorompente "Giudicami" a rimettere tutto nei corretti binari, la batteria offre una considerevole carica e le vocals suonano autoritarie sgretolando una traccia arricchita da un favoloso compito alle sei corde, impazzita,irrefrenabile, si ode in sottofondo dall'inizio alla fine,una belva incatenata che sbava d'impazienza, valida canzone di rock risoluto. Riff anni 70 per "Odio" e vai di prog, il gioco si fa ancora più serio, un'impeccabile esecuzione mi lascia esterrefatto,sazio per le molteplici armonie prodotte m'incanto dinanzi ai suoi intrecci, splende immediatamente, l'andamento cadenzato esibisce guitars retrò accompagnato da un tappetto tastieristico che dopo il minuto concede il passo a ritmiche spinte e grintose, un susseguirsi di ripartenze fulminee da renderla decisamente elaborata con un meraviglioso esercizio strumentale alle keys che affronta un duello a distanza con la solita trascinante chitarra, da brivido... eccelsa. "Lasciami Correre Via" è in pieno Stadio style, il testo costruito su ricordi e speranze fa riflettere sulla matrice Tempo custode di rimpianti e desideri ottimamente cullati dal sound effervescente che straripa nel motivo inarrestabile, un coro a effetto ideale da proporre in sede live con una vasta platea saltellante. Refrain irresistibili nell'apertura di "Tempo", note espansive inanellate in modo perfetto lanciano una convincente song, il cantato inappuntabile disegna ammiccanti melodie lungo il percorso armonioso che si mantiene ancorato a del semplice rock spigliato e sciolto, non una sbavatura, tutto riprodotto seguendo i canoni del genere, tanta basta per vedersi i piedi muovere a ritmo. "Il Chitarrista" è semplicemnte il rifacimento della famosissima canzone di Ivan Graziani, blues rock scanzonato d'antologia che non ha bisogno di presentazioni sebbene dopotutto l'originale è ineguagliabile, un giusto tributo al cantautore nostrano. "Ancora per Te" si adagiata su chitarra classica, si muove con brio e ardore riccordandomi poco più di Lucio Battisti, trasuda sentimento nell'andatura moderata che avvolge di calore l'ascoltatore, sentimenti che s'ingrovigliano alla ricerca della passione, dotata di maggiore espressività si conferma eccezionale per una qualsiasi dedica amorosa... idilliaca. "Credere" sembra faccia il verso ai vecchi Boston almeno nella parte iniziale e nel ritornello, l'estro chitarristico non fa prigionieri, vola con ali entusiasmanti con quella sei corde perennemente a sgomitare e a cercar di calamitare interesse riuscendoci alla grande, ruggisce sin dal principio... un estratto bello slanciante che urla melodie toste alternandosi in trame caute e repentine ma inutile, rimango stregato da cosa riesce a estrapolare Andy col suo mestiere. Si chiude in bellezza con la bonus track "Ascoltare", innalzato su un complesso di note di facile richiamo, s'interpone la semplicità della soavità immediata al ricercato lavoro della chitarra puntualmente in prima linea ma mai invadente, facendosi trovare sempre nel punto giusto, una canzone quasi terapeutica nel riuscire a rilassare il pensiero, puro rock italiano che cesella un contenuto onesto e serioso. Termino invitando tutti quelli che si son specchiati in questo sound a dare un'ascoltata al prodotto e magari di procurarselo, le buone composizioni non mancano seppure ritenga personalmente che abbia avuto un certo calo unicamente a livello di registrazione, in alcuni casi il rullante della batteria sovrasta i vari strumenti, con più accorgimenti sarebbe irreprensibile ma poiché si tratta del secondo platter, è lecito aspettarsi solo miglioramenti, la classe compositiva è più che buona e si denota senza problemi... pollice alto.

Voto Album: 7/10

Rock Metal Essence: Recensione Sol#

Artista: Psychos
Titolo: Sol#
Genere: Hard Rock
Anno di uscita: 2012
Etichetta: Autoprodotto
Voto: 72/100

Il 22 dicembre 2012 è uscito il secondo lavoro discografico degli hard rocker senesi Psychos, intitolato Sol# e autoprodotto. Vediamolo insieme.. L'album parte a bomba con il brano SOL#-, in assoluto tra i migliori episodi di questo disco grazie a un ottimo ritornello e a un grande riffing del leader del terzetto "Psycho" Andy Romi. Impressiona in positivo poi la coralità di Tutto o Niente, canzone molto ritmata che mette in luce tutta la precisione di Luca Di Stefano alla batteria, e interessante il piglio moderno di Giudicami, canzone carica di effetti e di intenso groove. Gli Psychos proseguono così, con questo loro hard rock di stampo classico, tra i Deep Purple e Jimi Hendrix, anche con Odio, per poi immergersi in una mid-tempo carica di sentimenti e forte di un bel testo, a titolo Lasciami Correre Via. Purtroppo, suoni un po' caserecci faticano a far volare in alto come dovrebbe la musica di questi ragazzi, ma la loro abilità al songwriting emerge, e continua a farlo anche con la bella Tempo, dove si mette in luce sia la vocalità di Andy Romi, sia il gusto più melodico della band. Assolutamente apprezzabile e riuscita la cover del compianto Ivan Graziani in Il Chitarrista, con il disco che vira poi sull'acustico con Ancora Per Te, torna rock con Credere e si congeda con la bellissima bonus track Ascoltare, il cui giro di basso in apertura, opera del bravo Giulio "Steve Zappa" Bizzarri, è da antologia della musica italiana.
IN PAROLE POVERE.. Due soli difetti rallentano l'importante crescita musicale di questo progetto (che, e non l'abbiamo detto, è attivo da soli 3 anni): la produzione un po' troppo grezza e alcune imprecisioni tecniche. Soprattutto, accade in più di un'occasione che alcune frasi dei testi risultino un po' abbondanti rispetto alla loro rispettiva battuta. Ma un prezioso songwriting, tanta passione e una notevole dose di energia rendono questo Sol# un ascolto consigliato per tutti gli amanti del rock cantato in italiano.

TRACKLIST
01. SOL#- *
02. Tutto o Niente
03. Giudicami
04. Odio
05. Lasciami Correre Via *
06. Tempo *
07. Il chitarrista (Cover Ivan Graziani) *
08. Ancora per Te (acustica)
09. Credere
10. Ascoltare (bonus track)

* migliori canzoni

Italia di Metallo/Suoni Distorti Magazine:Live Report Sol# release party(su IdM)

Scrivere live reports ad una certa distanza di tempo dall'evento a cui ho preso parte sta ormai diventando una mia tradizione personale, tanto involontaria quanto piacevole; mi permette di ripercorrere serate dense di musica e di emozioni anche quando la loro eco si è già dissolta, riportandole alla memoria di chi c'era mentre le racconto a chi non ha potuto partecipare. Così mi ritrovo, a febbraio inoltrato, a tracciare il resoconto del release party che gli Psychos hanno realizzato il 14 dicembre 2012, al Centro Musicale Soundy di Badesse, per il lancio del loro secondo cd “Sol#”, già recensito da Italia Di Metallo. Una sala raccolta, un bel palco già allestito ed un grande schermo montato sulla parete dietro di esso hanno accolto il pubblico composto dai fan del gruppo e da vari ospiti. Senza troppi indugi, gli Psychos hanno indossato gli abiti di scena e si sono messi all'opera per proporre quasi per intero la loro ultima fatica, mentre sullo schermo alle loro spalle venivano proiettate alcune tra le immagini più belle della loro storia live. Il capitano della triade, Andy “Psycho” Romi, è stato un vero e proprio mattatore, interagendo continuamente con il pubblico per coinvolgerlo ad ogni brano, magistralmente sostenuto dal suo secondo, il bassista e seconda voce Giulio Bizzarri, con la complicità discreta ma sempre efficace del batterista Luca Di Stefano. Impresa non facile ma ben riuscita, vista la corposa scaletta in programma che ha tenuto impegnati band e platea per quasi due ore di spettacolo. Oltre ai brani estratti dal nuovo album, quali “Sol# Minore”, “Tutto o Niente”, “Odio”, “Tempo”, “Credere”, gli Psychos hanno regalato ai loro fan diversi stralci del precedente lavoro, tra cui “LSD”, “Ricordi” (title track del cd), la sempre bella e controversa “Ascoltare” e l'intensa quanto delicata versione acustica di “Ancora Per Te”, presente in questa nuova veste anche nel full lenght. Grandiosa secondo me la cover de “Il Chitarrista” con cui il gruppo omaggia l'indimenticato Ivan Graziani e non male nemmeno la cover di Battisti “Eppur Mi Son Scordato Di Te”, che ho apprezzato nonostante la mia ormai nota e pubblica avversione alla presenza di questo artista nel repertorio degli Psychos (non me ne vogliano troppo i battistiani di ogni età, questione di opinioni). Simpatica la distribuzione di gadgets con cui Andy ha premiato chi, tra i presenti, aveva indovinato quali fan della band hanno preso parte alla registrazione dei cori di “Tutto o Niente”, intelligente escamotage studiato dai tre musicisti per coinvolgere i loro fedelissimi nellarealizzazione dell'album. Degna di nota, infine, la trascinate intromissione del rock d'eccellenza con “Born To Be Wild”, che ha strappato più di un applauso in chiusura di una scaletta tutta italiana. Insomma che piacciano o no, con o senza le piccole pecche che il gruppo ha ancora da sistemare, gli Psychos sul palco riescono sempre ad emozionare, regalando al pubblico uno spettacolo coinvolgente e gradevolissimo. Mi sarebbe piaciuto vedere tra il pubblico una presenza più nutrita di musicisti senesi che continuano ad essere, purtroppo, troppo poco coesi e troppo poco presenti alle serate altrui. Continuo a sperare che prima o poi questo “scoglio” verrà superato; vista la grande qualità che i rockers senesi sanno dimostrare quando producono musica, sarebbe davvero bellissimo se riuscissero ad essere altrettanto grandi per supporto e sostegno reciproco. Per chi volesse assaggiare i passaggi più significativi del release party, lascio qui alcuni link da visitare, salutando gli Psychos con l'augurio di rivederli presto ad animare un altro palco. Ella May "Sol#Minore" "Tempo" "Tutto o Niente" "Born To Be Wild"

Italia di Metallo: Recensione Sol#

In redazione di IDM era già passato il primo lavoro in studio "Ricordi" datato 2011 degli Psychos, capitanati dal buon Andy "psycho" Romy, comprendente 6 tracce, che delineavano già l'intenzione del combo senese di far convivere sonorità anglo/americane, delineate da buone ritmiche e chitarre importanti (Andy sulle sei corde va che è una bellezza) e la melodia tipicamente italiana del songwriting. Rock italiano, cantato in italiano quindi. Nel Novembre 2012 vede la luce il full lenght "SOL#" (sol diesis) con ben 9 inediti ed una cover del mai abbastanza (rin)pianto Ivan Graziani. Piccolo cambio di formazione e di sound dal precedente lavoro, che vede stavolta l'uso delle tastiere per meglio completare l'attitudine rock prog anni 70/80 che spesso viene fuori. In questo progetto del 2012, dopo la rinuncia del secondo chitarrista Manuel, registrano tutto i tre membri fondatori: Luca Di Stefano alle pelli, Giulio Bizzarri alle basse frequenze e il già citato Andy Romi alle chitarre, synth, voce solista e songwriting esclusivo della band. La band gira non c'è niente da dire, forse anche più di quel sembrerebbe dalle registazioni. Ci sono alcuni Live Report qui sul sito di IDM a testimoniarlo. Dico questo perché la passione di Andy per l'Home Recording, acquisita ai tempi in cui suonava con gli Psychosavants, mi lascia piuttosto perplesso. Nonostante la crisi del mercato, escono comunque migliaia di lavori ogni anno, con qualità iperprofessionale, che prima era accessibile a pochi, ma ora no. Uscire con un progetto dal sound da audiocassetta non credo sia una buona mossa per distinguersi in un mondo che lancia più offerte delle richieste effettive. Inoltre personalmente consiglio ai ragazzi di inserire un cantante nella line up. Andy si accolla un lavoro da Colosso Di Rodi e non sempre mi spiace dirlo, ne è all'altezza. È un superchitarrista, direi che basta e avanza. Dividere i compiti in una band risolve un sacco di problemi. Stesso discorso vale per le liriche. Siamo d'accordo che l'italiano è piuttosto difficile da gestire in un genere come il Rock e non tutti nascono Ivano Fossati, ma le canzoni non possono parlare come si fa nella vita di tutti i giorni. Ci vuole metrica, poesia, rabbia, la capacità di portare chi ascolta a dire: "Cazzo, ecco cos'è che provo, ma non sapevo come dirlo!", non può chi scrive, parlare esattamente come chi ascolta, gli si deve dare un punto di vista diverso o un sogno o un dolore, gli devi sfiorare l'anima e le orecchie con dita che non conosce. È un opinione assolutamente personale, ma il primo lavoro "Ricordi" mi è sembrato più omogeneo, più schiettamente Rock senza fronzoli, anche nei testi, a parte le innegabili ombre sul cantato che non sono sostanzialmente cambiate. Per chi non lo sapesse Andy è un collaboratore di Italia Di Metallo e quindi un collega. Segno, se ce ne fosse bisogno, che su questo sito non facciamo sconti a nessuno, né versavice facciamo regalìe. La musica è una cosa seria.

Suoni Distorti Magazine: Recensione Sol#

Gli Psychos sono un trio toscano che vede luce per mano del suo leader, Andy "Psycho" Romi (chitarra/voce), nel 2010. Dopo il completamento di line up con Giulio "Steve Zappa" Bizzarri al basso e Luca Di Stefano dietro le pelli, i nostri si propongono con il loro primo lavoro intitolato 'Ricordi', dello scorso anno ed alcune esibizioni sul palco. Quest'oggi, dopo gli apprezzamenti ricevuti da pubblico e critica, gli Psychos si ripropongono con l'album 'Sol#', autoprodotto. Vediamo il contenuto....  Apertura del disco affidata a 'Sol# Minore', aperta da una chitarra plumbea, sulla quale, poco dopo, si adagia il cantato, dal risultato avvolgente. Un pezzo piacevole e dal ritornello molto gradevole, condito da cori ben inseriti. Pure emozioni musicali soft, che nell'avanzare della song si uniscono ad un'accelerata energica, ma mai violenta. Ottimo l'assolo di chitarra proposto nella parte finale, molto antemica. Gli Psychos si rifanno molto al rock di vecchia scuola (anni 70/primi 80), con alcune inflessioni di matrice italiana, vedasi certi New Trolls, ad esempio. Definirei il tutto come un sentito rock d'autore. Più grinta in 'Tutto o Niente', dove ritmiche "incattivite" s'intrecciano a momenti melodici dal retrogusto "pop", ma non storcete il naso. La base del lavoro è un classico rock, che spazia dalle soluzioni più commerciali a frangenti più hard. L'inserzione di tastiere, nel pezzo, dona quell'aria progressiva settantiana che riesce ad affascinare e farci fare un salto indietro nel tempo. 'Giudicami' è aperta da una chitarra effettata su una base ritmica abbastanza articolata. Per certi aspetti, musicalmente parlando, il pezzo è come un proseguimento della song precedente, quindi donando un senso di continuità. Il ritornello è attraente - attrarre, alla fine, è quello che ben riesce alla band - con melodie ben costruite e tempistiche che riescono a mantenersi vive, senza mai stancare durante l'ascolto. Apertura dal sapore molto sabbath-iano in 'Odio', pezzo dall'inizio vorticoso che si apre a momenti dalle pesanti tinte progressive e, con in se, cambi di tempo repentini e ben riusciti. Una delle cose che apprezzo è l'utilizzo della lingua italiana per i testi, così da poter fruire meglio degli stessi. Testi intimi, che ogni ascoltatore può far propri, rispecchiandosi in essi. Situazione soft ed areosa in 'Lasciami Correre Via', dove in apertura troviamo la voce, sorretta da una chitarra pulita e la tastiera che cuce una melodia dal retrogusto vagamente "folk". Una canzone molto orecchiabile, così come anche gli altri pezzi, ma che non si nega ad aperture più energici da cantare dietro la band, come il ritornello. La melodia la fa da padrona durante tutta la durata del disco, palesando dei musicisti ben preparati e con una tecnica molto buona. I pezzi fondamentalmente sono di facile approccio, pezzi che potrebbero tranquillamente passsare in radio, o che potrebbero accompagnarvi facilmente durante la giornata. Al contempo, i testi sono tutti da gustare; testi che potrebbero sembrare unba sorta di diario della band, di sensazioni, di esperienze di vita.... La produzione (o meglio, l'autoproduzione) è ben riuscita, lasciando libero spazio a tutti i componenti e senza alcuno strumento che copra gli altri; mantenendo tutto in linea. Melodie particolarmente avvincenti in 'Tempo', con alcuni controtempi e cambi ben inseriti ed un refrain notevole.
Omaggio al grande Ivan Graziani (R.I.P.), tra le influenze della band oltretutto, con la cover de 'Il Chitarrista', qui riproposta degnamente, mantenendo il suo originale flavour southern con inflessioni blueseggianti, ma inserendo quello che si propone come il marchio degli Psychos. Certo, non parlo di qualcosa di prettamente innovativo, ma di personale si. Avvolgente anche l'acustica 'Ancora Per Te', dal testo sentimentale ed una valida melodia che vi trascinerà inevitabilmente. Tra i pezzi del lotto che personalmente ho preferito. Anch'essa una song dal facilissimo approccio e gradevole all'ascolto. Inizio grintoso per 'Credere', dove riff chitarristici che mi hanno ricordato certi lavoiri di Sting, lasciano spazio al cantato ben impostato, che in tutto il lavoro risulta molto sentito e risulta piacevolissimo all'udito. Pulito e fluido, capace di adattarsi sia ai momenti più riflessivi che a quelli più energici. Nell'avanzare della canzone, ci si ritrova a momenti di matrice hard rock settantiano, con certe tempistiche che sfociano in certi frangenti a soluzioni di origine "kiss-iana" conditi da un ottima chitarra solista. Conclude l'album la bonus track, 'Ascoltare', dove, nei suoi sette minuti di durata, gli Psychos si muovono su territori che spaziano dal rock pop all'hard rock a certe inflessioni dal retrogusto progressivo, con una certa fluidità e naturalezza. Giungendo al conto, un bel lavoro che farà piacere ascoltare agli amanti del buon rock/hard rock d'autore, come si faceva decenni fa; dai testi ben scritti e proposti da una band indubbiamente valida.
a cura di Francesco Chiodometallico

Suoni Distorti Magazine: Intervista

Ho avuto modo di conoscere gli Psycho, tramite il Next Rock Festival, di cui hanno portato a casa il premio come band più votata dal pubblico, attraverso il sito dello stesso. Come avevamo annunciato, abbiamo dato disponibilità dei nostri spazi alla band più gradita dal pubblico, con il risultato reale che la stessa sia piaciuta anche a noi, quindi intervistata, quest'oggi, con immenso piacere. Ho riscontrato tre persone veramente appassionate e con profondo amore per la musica.... ecco di cosa abbiamo parlato......

Ciao ragazzi, benvenuti su Suoni Distorti Magazine, lieti di potervi ospitare. Per iniziare, volete presentare gli Psychos ai nostri lettori? 
BAND: Intanto un enorme ringraziamento a Suoni Distorti Magazine e a tutti i lettori, è un vero piacere essere vostri ospiti! Gli Psychos sono formati da "Psycho" Andy Romi (voce, chitarre e tastiere), Giulio Bizzarri (basso e cori) e Luca Di Stefano (batteria e cori), una band senese che non ha altre pretese che proporre Hard Rock della migliore scuola 70s, cantato in italiano e suonato con la più pura e genuina passione! 
Non siamo una band "modaiola", non proponiamo quel metal fatto solo perchè vende nè ci interessa adattarci alle mode. 
Siamo convinti che la buona musica verrà sempre ascoltata per cui vale sempre la pena farne e proprio questo cerchiamo di fare! 

La band è la creatura di Andy Romi, alias "Psycho", appunto, dedita ad una soluzione sonora che inserirei nel filone rock italiano d'autore dei 70/8o. Qual è il vostro background musicale? Quali sono gli ascolti che vi hanno portato al vostro modo attuale di concepire la musica? 
ANDY: Grazie per la bella definizione! I nostri background come singoli sono estremamente variegati, tutti e tre ascoltiamo veramente di tutto: dal metal estremo al pop anni 80, con tutto ciò che c'è in mezzo! Quello che ci ha poi portati ad unirci come Psychos è stata la comune passione per i grandi gruppi del rock degli anni 70 e 80: Deep Purple, Led Zeppelin, Styx, Genesis ma anche Goblin, PFM, Area, Battiato, Ivan Graziani, Ruggeri sono tra le nostre maggiori fonti di ispirazione. 
Personalmente sono cresciuto con la musica nelle orecchie sin da piccolo, negli anni 80, e il primo amore con il metal è stata la NWOBHM, quindi sono molto legato alle sonorità e allo stile dei gruppi britannici di fine 70 inizio 80, successivamente sono rimasto affascinato dall'hard rock anni 70 che resta la mia maggiore influenza. 

GIULIO: Il mio background musicale è ampio, dal prog rock anni 70, ascoltato grazie ai dischi di mio padre, gruppi metal come Slayer, Metallica, Megadeth ed Iron Maiden, e ovviamente da questi due ascolti sono passato al prog metal come Symphony X, Opeth, ma sopratutto i Dream Theater, che tutt'oggi rimangono la mia influenza principale. 
Attualmente ho cominciato ad ascoltare anche "Djent" come Periphery e Tesseract. 

LUCA: Personalmente ritengo gli artisti degli anni '60 e '70 i maestri da cui trarre maggiore ispirazione. Mi riferisco, ad esempio, ai soliti noti Beatles, Cream, Rolling Stones, Jimi Hendrix, The Who, Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin, Pink Floyd, Rush...e potrei continuare ancora per molto... Adoro il metal in quasi tutte le sue sfumature, dall'heavy classico al thrash, ma apprezzo molto anche diversi artisti jazz-fusion tra i quali Billy Cobham e Dave Weckl, ascolto anche blues, funk, reggae, ska, punk, insomma non mi pongo alcun limite nella musica! 

Dopo variazioni di line up, ad oggi sembra che sia tutto stabile. Ma avete avuto momenti movimentati, come spesso può accadere. La band è attiva da un paio di anni, ed ha già dato alle stampe un primo cd, 'Ricordi', lo scorso anno. Il cd conteneva anche alcuni classici della musica italiana, ri-arrangiati per l'occasione. Da cosa scaturì questa scelta di riproponimenti? 
BAND: Inizialmente il nostro repertorio live comprendeva classici dell'hard rock come "No more Mr. Nice guy", "Born to be Wild", "Jumping jack Flash" e molte altre canzoni che ci risultavano consone al nostro genere, ma volevamo che anche le nostre cover fossero in italiano. Abbiamo così deciso di cambiare le cover proposte facendo un lavoro ben più impegnativo di riarrangiamento, anche per tributo ai grandi artisti italiani. Il fatto è che non abbiamo trovato nella storia della musica italiana band che proponessero il tipo di musica che proponiamo noi, salvo rare eccezioni come "Il chitarrista" di Ivan Graziani, che è stata la nostra prima cover in italiano e l'abbiamo inserita nel nuovo cd ('Sol#, ndA)
Dunque abbiamo pensato di "trasformare" grandi classici quali "Nessuno mi può giudicare", "10 ragazze", "Ragazzo di Strada" e ancora continuiamo la "profanazione"! 

A breve uscirà il vostro nuovo disco, 'Sol#' (qui tutte le info, ndA), Volete illustrarci cosa è cambiato nella band da un'anno a questa parte? Cosa ci dovremo attendere? 
LUCA: Da un anno a questa parte è cambiata la line up, prima se ne è andato il secondo chitarrista, poi, dopo l'introduzione delle tastiere, è andata via anche la tastierista, ma per fortuna le tastiere sono rimaste!! Così come la nostra passione e la nostra determinazione; è rimasto lo zoccolo duro che continuerà questo progetto. 

GIULIO: Alla fine il nucleo degli Psychos siamo sempre stati io Luca ed Andy, non che i membri precedenti non abbiano contribuito al sound della band, tutt'altro, è solo che fra noi 3 c'è sempre stato un affiatamento che con altri membri della band non abbiamo mai raggiunto! Altro cambiamento è stata l'aggiunta della tastiera, cosa già fatta in passato, con la differenza che attualmente viene usata in modo diverso, cioè in un modo più "solistico" visto che Andy si alterna fra chitarra, voce, tastiere ed altri strumenti come il citofono e la bitonale Ahahah!

ANDY: Beh, bitonali a parte, sicuramente lo stile si è raffinato e il primo lavoro è servito anche a noi per meglio comprendere la strada da seguire! Chi conosce il nostro primo lavoro troverà nel nuovo cd uno stile più personale, più definito, inoltre Sol# segna per noi una forte svolta. 
Dopo dei mesi "di fuoco" all'inizio di quest'anno, come hai detto tu, presentare la nuova formazione con un live presso lo studio Soundy nel luglio scorso ci ha fatto capire che restare in tre, NOI tre, era la strada giusta da seguire, sia stilisticamente che umanamente, e così abbiamo anche ridefinito un pò lo stile della band. Questa soluzione ha dato a tutto il nostro repertorio un sound ancor più marcatamente anni 70 e le influenze progressive si fanno sentire di più!
E' risaputa la "rischiosità", nell'ambiente hard'n'heavy, nell'utilizzo della lingua italiana per i testi. Ma, avendo ascoltato in anteprima l'album, ammetto che la scelta è stata ben fatta ed i risultati davvero positivi. Cosa vi ha fatto prendere la decisione di seguire l'idea di cantare in italiano? GIULIO: Grazie mille per i complimenti!! L'idea, per come la vedo io, deriva dal fatto che in Italia non ci sono moltissimi gruppi di hard rock puro che scrivono i testi in italiano, e quindi il motivo principale è quello di tentare di proporre al pubblico qualcosa di abbastanza diverso! LUCA: Mi fa piacere che tu l'abbia apprezzato! La scelta di cantare in italiano è stata fatta per cercare di essere più diretti possibile col nostro pubblico, poi perchè crediamo che si possa suonare un buon rock anche nella nostra lingua. Sarà anche rischioso ma a noi piace molto rischiare!!
ANDY: La nostra scelta dei testi in italiano ha due motivazioni: per primo, come dice Luca, per essere diretti con il pubblico e cantare in italiano rende le canzoni più fruibili, più facilmente assimilabili, eliminando ogni problema di interpretazione, traduzione o conoscenza della lingua. 
Secondo, a noi i rischi piacciono e questa è una bella sfida! Da una parte con noi stessi, dato che la nostra lingua rende il lavoro più difficile, dall'altra con la "concezione comune" che vede la musica italiana fatta solo di Neomelodici e simili, quando invece abbiamo una grande tradizione di rock e sarebbe l'ora che avesse il giusto riconoscimento! 
Questa idea diffusa in Italia che il rock debba essere in inglese va sfatata: in tutti gli altri paesi esistono grandi band, alcune molto seguite, che cantano nella loro lingua madre, penso a X Japan (Giappone), Popeda (Finlandia), Sortilege (Francia) solo per citarne alcune, non vedo perchè non lo si possa fare in Italia! 

A questo punto.... chi di voi scrive i testi? C'è qualcosa che vi preme esprimere cantandoli? Chi o cosa vi ispira in fase di composizione? 
GIULIO: Andy! 

LUCA: Andy scrive i testi...io e Giulio li leggiamo!!!! Ahahah! 

ANDY: Fino ad ora ho scritto io tutti i testi, ma non abbiamo stabilito nessuna regola a riguardo per cui in futuro si vedrà! Per quello che riguarda i contenuti, mi piace parlare di cose che conosco bene, per cui i testi vertono principalmente su esperienze di vita quotidiana, persone e situazioni che mi hanno colpito o cose del genere. Credo che sia uno dei nostri punti di forza: può capitare a chiunque di riconoscersi in uno dei miei testi e solitamente chi li ascolta non ha difficoltà a seguirli e capire di cosa parlo! 

Invece per le parti strumentali come avviene il processo di composizione? Partecipate tutti alla stesura? 
LUCA: Di solito l'idea di un pezzo parte da Andy, che ce la propone e poi tutti insieme ci lavoriamo su. 

ANDY: Anche qui il ruolo di "despota" è il mio! Ahahah! Scherzi a parte, come compositore, nel bene o nel male sono maledettamente prolifico! Ma in realtà ognuno dà il proprio contributo affinchè un brano prenda la forma definitiva. Di solito me ne esco in sala prove con "Avrei un nuovo pezzo...!", e propongo una stesura abbastanza sommaria, con indicazioni minime su giri di basso e tempi di batteria del brano che viene ascoltata e discussa da tutti e tre. Una volta definita la struttura che il brano deve avere, ognuno gestisce autonomamente la propria parte. 
Ovviamente capita che ci diamo suggerimenti a vicenda... "Luca perchè qui non fai una rullata così?" "Giulio qui perchè non fai quella cosa là" "Andy, e se qui ci mettessi la tastiera?". Qualche volta, per le cose più complesse e difficili da spiegare così a voce, capita che registri una traccia con chitarra, basso e batteria che faccia da "guida". 

GIULIO: Andy talvolta registra e ci propone nuovi pezzi, a volte ci fa sentire il riff di chitarra e noi gli andiamo dietro con basso e batteria... spesso Andy mi da alcune dritte riguardo i giri di basso e molte volte mantengo la sua idea perchè spesso le sue linee di basso mi sembrano più originali delle mie, eheh!! 

Ho notato varie influenze che vanno dai Black Sabbath (vedasi i riff nel pezzo 'Odio') al rock classico dei 70, con inflessioni psichedeliche fino a sensazioni vagamente "alternative rock". Dunque un lavoro vario e mai monotono. Cosa deve avere un vostro pezzo per farvi pensare che sia terminato? 
LUCA: Si esattamente! Cerchiamo di variare spesso, mai in modo forzato però, tentiamo di seguire sempre una certa coerenza stilistica, sviluppandola in modo del tutto personale. 

GIULIO: Ora che mi ci fai pensare il riff di 'Odio' è molto Black Sabbath, hai perfettamente ragione, fra l'altro è un giro che Andy mi fece sentire circa 4 anni, fa quando ancora suonavamo in un altro gruppo! Il pezzo lo giudichiamo come terminato quando ci rendiamo conto che non c'è nient'altro da aggiungere e si può reggere in piedi da solo! 

ANDY: Beh, come dicevamo i nostri ascolti sono davvero vari, e questo si ripercuote nel nostro modo di suonare, permettendoci di variare quanto basta per non fossilizzarsi su canoni prestabiliti, quindi ci fa molto piacere che tu abbia trovato tutte queste caratteristiche nei nostri pezzi. Per essere pronto e proporlo al pubblico, un nuovo brano deve farci divertire quando lo suoniamo! Se ci divertiamo a suonarlo di solito funziona! 
Alla fine credo che sia proprio questo che colpisce chi ci ascolta e ci ha permesso di crearci un così bel seguito: la passione, l'energia, la chiara sensazione che tutto viene fatto con la massima serietà ma con l'unica finalità di divertirsi divertendo il pubblico. 

Come il vostro passato cd, anche questo nuovo album sarà autoprodotto? Siete degli amanti dell'home recording? 
GIULIO: Andrea è un grandissimo amante del "Do-It-Yourself" in generale, poi credo che la qualità del disco, senza falsa modestia, sia più che buona, ed è per questo che preferiamo fare da noi ed avere il totale controllo della registrazione. 

LUCA: Certo, abbiamo la fortuna di avere <<La Stanza>> di Andy nella quale proviamo, registriamo, beviamo, mangiamo... e quì mi fermo! 

ANDY: Siamo degli amanti dell'home recording? Beh, si e no! eheh! Sono un appassionato di home recording sin da quando ha iniziato a suonare e ho lavorato anche con vari vecchi sistemi a nastri e questa passione devo averla trasmessa agli altri con il tempo. La possibilità di registrare nel nostro piccolo studio era stata concepita per nostra comodità, ma visto che tutto sommato i risultati erano tutt'altro che malvagi abbiamo pensato che provvedere da soli a tutta la produzione ci avrebbe permesso di concentrarci sugli aspetti che più ci premono di questa fase, senza preoccuparsi dei costi. 
Certo la qualità non sarà esattamente la stessa di uno studio professionale, ma questo ci ha permesso di avere un prodotto dignitoso che speriamo ci porti ad un tipo diverso di produzione in futuro!
Spendiamo qualche parola anche sull'art work, che ho trovato abbastanza snello ma efficace. Chi ha creato il tutto? 
GIULIO: Andy!! Le foto le abbiamo fatte nel suo garage sfruttando gli effetti ombra creati da dalle luci, non è stato facile, ma siamo più che soddisfatti! 

LUCA: Abbiamo discusso tutti e tre delle idee che avevamo, poi sono state concretizzate e prodotte da Andy con il preziosissimo contributo della sua ragazza Anna. Inoltre, per la realizzazione delle foto live è stato fondamentale anche il contributo dei nostri amici Leandro, Alessandro e Antonio. 

ANDY: Sia in 'Ricordi' che in 'Sol#' la grafica è stata studiata e discussa da tutta la band. Per quanto riguarda poi la realizzazione pratica, da appassionato di grafica e fotoamatore quale sono, mi sono sempre occupato della "messa in atto" delle idee di tutti. Ormai, poi, abbiamo tutta una equipe di fotografi che ci riprende in ogni occasione: Anna, Alessandro, Leandro, Antonio ci hanno permesso di avere tantissime foto! Anna ormai è assunta a tempo pieno... ma senza stipendio! Ahahah! Siamo fortunati ad avere amici così! 

Da pochissimi giorni si è concluso il Next Rock Festival, contest nel quale siete stati la band più votata dal pubblico. Che idea vi siete fatti a tal riguardo? Cosa vi ha fatto prendere fiducia nell'evento e prenderne parte? 
GIULIO: Ci ha fatto piacere prendere parte ad un contest organizzato nella nostra città, cosa che avviene molto raramente, inoltre ci tengo a ringraziare nuovamente tutti coloro che ci hanno votato, siete fenomenali!! 

LUCA: Eravamo sicuri del fatto che l'organizzazione sarebbe stata ottimamente condotta da Ella May, come infatti è stato, poi la splendida partecipazione di Rock Factory, del Virus Studio, dei grandissimi giurati e naturalmente di Suoni Distorti Magazine

ANDY: Come tutte le band emergenti abbiamo partecipato a moltissimi concorsi, partecipare al Next Rock era un imperativo per noi, sia perchè organizzato e supportato da persone serie e affidabili che si sono sempre prodigate per promuovere la buona musica; sia perchè sin dall'inizio è stato proposto con estrema serietà. Tanti concorsi promettono grandi premi, ma alla fine sono solo un costo e nella maggior parte delle situazioni risultano scadenti sotto ogni aspetto e non ti lasciano nulla, che tu vinca o meno. 
A proposito di concorsi, abbiamo scritto una canzone, che si trova su 'Sol#', proprio dopo un concorso a cui abbiamo partecipato non lontano da Siena, che parla proprio di queste situazioni: si intitola Giudicami, ti consigliamo di ascoltarla, fortunatamente non è stato questo il caso, ma ne capitano tante di situazioni poco gradevoli! 

Avete ricevuto quasi 600 voti con il pezzo che dà il titolo al vostro nuovo album, 'Sol# minore', appunto. Vi aspettavate tale gradimento? Come mai avete scelto questo pezzo, lo ritenete tra i migliori della tracklist? 
GIULIO: 'Sol#' è il pezzo che ci rappresenta di più secondo me, la voglia di fare rock e la volontà di continuare a farlo per sempre, ormai apriamo sempre con questo pezzo! 

LUCA: E' uno dei pezzi che apprezziamo di più sia dal punto di vista del testo, sia dal punto di vista musicale, ha avuto subito un grande riscontro tra i nostri fans e a quanto pare anche fra gli amici dei nostri fans e fra gli amici degli amici dei nostri fans!!! Sinceramente ero abbastanza fiducioso sui voti. 

ANDY: E' stata dura scegliere il brano da presentare, sarà che "ogni scarrafone è bello a mamma soja"... Alla fine abbiamo deciso di presentare 'Sol# minore' perchè è diventata da subito il nostro cavallo di battaglia, riscuotendo ottimi consensi di pubblico ma anche di critica in varie situazioni e inoltre è il primo brano che abbiamo scritto del nuovo cd, che poi è anche il motivo del titolo del cd stesso. 
Riguardo alla votazione, possiamo dirti che siamo sempre andati orgogliosi del nostro "fan club", che ci ha sempre supportato al massimo, seguendoci anche molto lontano, ma in effetti il riscontro con questa votazione è stato fantastico! 
Il fatto è che chi ci segue lo fa davvero con passione e hanno innescato un meccanismo di passaparola incredibile, tantissimi amici sono rimasti incollati al monitor fino alla mezzanotte per vedere se riuscivamo a vincere! Quello che veramente ci ha stupito è il fatto che tanti "amici di amici" non si sono limitati a votare: hanno ascoltato il brano, hanno messo il loro "Mi piace" al Next Rock e lo hanno messo anche sulla nostra pagina! Credo che questo sia il risultato più importante, e non solo per noi: questo dimostra che non ci sono solo neuroni morenti che ascoltano solo quello che passano certi scadenti programmi tv, se la musica è buona musica c'è sempre chi la ascolta! 

Suonate in giro per l'italia da anni, ancora prima di fondare gli Psychos. Che idea vi siete fatti del panorama underground italiano? Che cambiamenti notate (in bene ed in male) da ieri ad oggi? 
BAND: Nell'underground italiano ci sono veramente tantissime band che meriterebbero attenzione, spesso molto più valide di tanti grandi nomi...ma ce ne sono anche tante altre che potrebbero smettere di suonare!! Purtroppo siamo tutti vittime di un mercato stagnante. L'evoluzione tecnologica ha sicuramente portato innumerevoli novità, buone e cattive. 
Di sicuro l'evoluzione della rete e dei social network permette a una band di farsi conoscere più facilmente se lo vuole, così come gli attuali mezzi tecnologici permettono di realizzare un cd di presentazione con costi irrisori rispetto a qualche anno fa! Per contro questi nuovi mezzi hanno portato ad una spersonalizzazione e a un modo di fruire della musica completamente diverso: ormai non si comprano più i cd, si scaricano gli mp3... 
...Beh, non è la stessa cosa: la qualità non è la stessa, ma non è nemmeno la stessa cosa di avere in mano un cd con la sua confezione, il suo libretto, la sua bella grafica! Inoltre ci sono i locali che proprio non vogliono saperne di gruppi che fanno musica propria e vogliono solo cover band! 

Avete qualche data fissata per la promozione del nuovo album? Potete anticiparci qualcosa riguardo le vostre attività? 
BAND: Ci stiamo organizzando, sicuramente entro metà Dicembre un bel live si farà e noi non vediamo l'ora! Il fatto è che vogliamo realizzarlo, almeno per una prima presentazione, nella nostra città, ma non è facile! D'altro canto le difficoltà non ci hanno mai fermato, ma al momento una data esatta non possiamo dartela!
Quando gli Psychos non imbracciano i loro strumenti, chi sono nella quotidianità? 
GIULIO: Studio giurisprudenza presso l'università degli studi di Siena 

LUCA: Un precario nel precario mondo del lavoro audiovisivo e non! 

ANDY: Divento un "pallino arancione"! Ahahah! Seriamente, lavoro alla pubblica assistenza di Siena, una associazione di volontariato da dove arriva una grande parte dei nostri estimatori e colgo l'occasione per salutarli con affetto! Lavoro a parte, come già si era accennato, sono un appassionato di fotografia, per un periodo ho avuto anche una camera oscura, e di registrazione, ma soprattutto, anche fuori dagli Psychos, vedermi senza uno strumento in mano è piuttosto difficile! 

Mi indichereste 5 album con cui siete cresciuti e di cui non fareste mai a meno?
ANDY: Solo cinque? ahahah 
Wasp - Wasp 
Iron Maiden - Iron Maiden 
Whitesnake - 1987 
Leviathan - Deepest secrets beneath 
Joe Satriani - Flying in a blue dream 

GIULIO: Dream Theater - Images and words 
Pink Floyd - The dark side of the moon 
Opeth - Watershed 
Rush - Moving Pictures 
Tool - 10,000 days 

LUCA: Deep Purple - Made In Japan 
Led Zeppelin - Led Zeppelin 
Pink Floyd - The wall 
Rush - A farewell to kings 
Black Sabbath - Paranoid 

Bene, avvicinandoci al termine, non posso che ringraziarvi, augurandovi tutto il meglio nella vita e per la carriera. Vi lascio concludere come preferite. A voi l'ultima parola e a presto! 
BAND: Intano grazie a voi per l'aiuto che ci state dando! Grazie anche al Next Rock che ci ha fatto mettere in gioco ancora una volta, con serietà e simpatia! Un grazie enorme e davvero di cuore a tutte le persone che ci hanno sostenuto e continuano a farlo: siete voi la nostra forza! 
Speriamo di vedervi tutti al prossimo live, dove, oltre a presentare il nuovo cd, cercheremo di proporvi uno show sempre diverso, per cui studieremo qualche altra trovata per stupirvi! Grazie alla carica che ci date, la band degli Psychos è sempre in moto e, prima ancora di avere questo secondo cd fra le mani, stiamo già completando tre nuove canzoni, quindi vi aspettiamo numerosi! 
Errori possono commetterli tutti, e di sicuro ne commetteremo anche noi, ma contiamo sul vostro sostegno e la vostra sincerità, quindi continuate a seguirci come sempre avete fatto! 
L'ultima parola può essere una sola: ROCK'N'ROLL!
a cura di Francesco Chiodometallico

 

Italia Di Metallo: Live Report Fortezza, Agosto 2012

Un altro giorno di caldo torrido e di afa insopportabile avvolge la mia città, ma la serata in Fortezza per il concerto degli Psychos non va assolutamente persa mi dico, per svariati motivi, in primis perchè il leader della band Andy Romi è un nostro collaboratore, e poi per vedere la nuova formazione senza una chitarra e con la nuova tastierista, e anche per vedere i progressi fatti dopo l'uscita del primo disco "Ricordi" da me recensito lo scorso anno. Fortuna vuole che un pò di aria fresca (?) soffi nelle magiche mura dove ha svolgimento la festa del PD, nulla a che vedere con le feste dell'Unità degli anni 70/80 che vedevano ogni sera un pienone, ma si sa il mondo cambia e i partiti peggiorano.. Cambiamo discorso che non c'entra nulla.  Il concerto subisce un discreto ritardo causa dibattito dei vertici della regione in un tendone vicino al palco, e solo alle 23 siamo pronti. La band si esibisce nel palco centrale nella cornice dell'anfiteatro, bel colpo, ma a prima vista pubblico scarso e ancora peggio sotto l'ampio palco, saremo in 3/4. Dal palco stesso vedo Andy e i suoi pards abbastanza sconcertati, e al tempo stesso noto che alle tastiere non presenzia nessuno.. La band non si perde d'animo anche perchè sugli spalti dell'anfiteatro un centinaio di persone comunque c'è, preferiscono la comodità, pazienza. Si parte con "Sol# Minore" ottimo brano di hard rock con bel suono di tastiere che vengono suonate dallo stesso Andy, il quale così si trova nel triplo ruolo di cantante, chitarrista e tastierista.. Capiremo in seguito il motivo dell'assenza della tastierista, la quale ha già dato forfait, evidentemente non è un momento fortunato per la band. Rotto il ghiaccio si prosegue con "LSD" tratta dall'album "Ricordi" e nel frattempo arriva anche la nostra Ella May e un pò di pubblico scende nel piazzale e dentro di me mi chiedo: ma i rocker, metallari e parolai vari senesi dove sono? Ah alcuni erano al bar e neanche si sono affacciati, ora vorrei disquisire su sta cosa, ma siccome ormai mi son stancato di dare spazio a elementi che a Siena pensano solo a farsi belli evito. Il brano è un bel rock anni 70, piacevole e coinvolgente, seguito a ruota da "Falsità" che più che su cd risulta trascinante. La prova vocale di Andy mi sembra migliore che sullo stesso cd, ma torno a sostenere che trovare un cantante che lo sia a tempo pieno gioverebbe assai alla band, anche se non era la serata adatta per questo visto il triplo ruolo che ha un pò minato la prova vocale di Andy. A sorpresa ci viene offerta la cover di Ivan Graziani (R.I.P.) "Il Chitarrista" che è sempre molto ben apprezzata dal popolo metal/rock e che fa la sua bella figura nel contesto della serata, buona la prova del bassista Giulio Bizzarri e del batterista Luca Di Stefano abbastanza precisi pur mancando forse di cattiveria, ma quella non è poi obbligatoria quando si ricercano suoni seventies, o no? "Tutto o Niente" ci introduce invece al nuovo album che è in preparazione, e sinceramente non mi dispiace affatto, buon sound, discreto ritmo, tastiere al posto giusto e un solo schizzatissimo in cui Andy dà prova delle sue doti musicali. Buon presupposto per il futuro, interessante anche il tentativo di coinvolgere il pubblico nel coro, e a parte il sottoscritto (musone), dopo un timido approccio il pubblico risponde bene. Con "Giudicami" il basso di Giulio Bizzarri prende decisamente in mano la situazione e lo fa molto bene, e anche questo è un brano che fa ben sperare per il futuro della band! Mi è piaciuto anche l'intro di presentazione in cui Andy ha detto cose giuste su chi deve giudicare la musica e spesso lo fa con sufficenza, tanto per darsi arie.. Chissà perchè mi viene in mente qualche presente (non presente..) alla serata. Più sognante e intimo è invece "Tempo" che rallenta i ritmi della serata e mi concede il tempo di andare a prendere una birra proprio mentre parte una versione di "Nessuno mi Può Giudicare" tiratissima quasi punk! Passata la sfuriata si torna ai vecchi brani con "Ricordi" che su album aveva la forza delle due chitarre mentre qui si ripropone struggente e melodica, uno dei migliori brani della band. "Ancora per Te" ci viene proposta in versione acustica, e perde quel lato hendrixiano che sull'album mi era piaciuto molto, però acquista una forte dose melodica che ne ridisegna la struttura e me la fa apprezzare. Ora precedentemente avevo visto solo una volta live gli Psychos e via web, devo dire che la band mi appare meglio su palco che non su cd, certo da lavorare c'è ancora, insisto sul cantante, non me ne voglia Andy, ma l'idea delle tastiere una volta trovato il tastierista in pianta stabile non è male, e rende il suono molto più seventies di quanto già non lo sia. Ci si avvia verso la fine, la mezzanotte è passata e solo le discoteche posson rompere le palle ai cittadini fino a tarda ora, il rock no, quindi la band deve sfoltire la scaletta e ci propone "Ascoltare" un vero e proprio inno al rock, decisamente migliore che su disco, e potrebbe migliorarsi ancora con i consigli di cui sopra.  Si chiude con "Odio" titolo che è tutto un programma la quale mixa elementi sabbathiani alle tastiere rendendola seventies quanto basta per essere amata a primo impatto. Ripeto con qualche accorgimento e con una produzione stavolta all'altezza, il prossimo studio album degli Psychos potrebbe sorprenderci, chissà.. Chiudo con il ritorno alla polemica finale, a Siena se la scena è quella vista mercoledì sera, si può fare festa prima ancora di cominciare, la base del successo di certa musica sarebbe la presenza costante di chi la suona, ma evidentemente bersi una birra è meno impegnativo che seguire i colleghi che suonano. Una parola sul look della band, direi adatto al contesto musicale offerto, fregatevene di quello che dicono gli altri.   Testo: Klaus Petrovic

Italia di Metallo: Recensione Ricordi

voto: 6.5/10 La giovane band senese Psychos arriva ad esordire con questo 6 tracce autoprodotto sul quale il leader della band Andy Romi ha fatto gran parte del lavoro oltre a cantare e suonare la chitarra. L'approccio sonoro è derivativo dal rock anni '70, e questo di per sè è già positivo. Per il cantato e per certi richiami sonori mi hanno ricordato molto i milanesi Pila Weston, chissà chi si ricorda del loro omonimo album del 1993.. A parte questo, la band senese parte scoppiettante con "LSD" nella quale la matrice settantiana marchia a fuoco il sound proposto. La produzione che essendo casalinga (e perlomeno per la voce in presa diretta), è un pò impastata ma non ai limiti dell'oscenità come mi è capitato qualche volta, qui ci si può stare dato che gli strumenti riescono a farsi sentire chiaramente. Primo difetto che trovo è invece la voce che a volte sembra non riuscire a fondersi con la musica proposta, problemi di metrica che poi ritroverò anche in altri brani, nonostante la stessa sia alquanto accattivante. Certo il cantato in italiano (da me sempre ben accolto) non trova agevoli certe sonorità, ma se la cava anche se ripeto a volte sembra un pò fuori contesto, in sede live sò che Andy si alterna con il bassista Giulio e magari il tutto va a migliorare. Interessanti mi sembrano i testi, non banali e vicini alle band italiane prog/rock dei tempi che furono. "Ricordi" è un brano dai toni struggenti, anche per le finalità per cui è stato scritto, riesce a coinvolgere sia nella parte preponderante di melodia, sia quando accellera e le chitarre di Andy e Manuel disegnano architetture rock intense e appassionate. "Ascoltare" è tutta da ascoltare.. sette minuti di passione rock, di voglia di emergere dalla massa che la band ha, e che mette con tutta se stessa. Qui forse è più accentuato il conflitto voce/musica, ma dovrò riuscire a vederli live per capire se sia un "problema" cronico o solo di questa registrazione. Interessante dicevo il tessuto sonoro, nonostante la durata del brano, e segnalerei anche i bravi Luca e Giulio alla batteria e al basso. A livello tecnico la band considerando che non ci propone pop song si distingue egregiamente, penso che col tempo possano solo migliorare ulteriormente. "Una Notte Sola" ha una struttura hard rock su un testo d'amore, ma non banale o sdolcinato, semmai pieno di sentimento e di melodia rock. Mi preme sottolineare come a livello testi il modo di scrivere di Andy raccolga i miei consensi, cosa non facile, quindi, bravo! "Falsità" già nel titolo presuppone rabbia, e anche a livello musicale i suoni vanno a indurirsi maggiormente, ma il cantato qui non è assolutamente all'altezza del brano per i problemi già detti, peccato perchè il ritornello è accattivante e la song piacevolissima, forse la migliore del cd! La ricerca di un cantante potrebbe aiutare molto la crescita degli Psychos, che fondamentalmente sono una discreta band con un buon futuro davanti. La chiusura è affidata alla hendrixiana "Ancora per Te", l'elettricità delle chitarre ci trascina in un vortice sonoro di gusto, degna chiusura di un lavoro con luci ed ombre da me già descritte, ma che sicuramente trova promossa questa band della quale son sicuro sentiremo parlare in futuro.   Klaus Petrovic